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La Storia di Turate

IL NOME

Le origini del toponimo Turate sono discusse: sappiamo che le località lombarde il cui nome termina in –ate sono di origine celtica e che la loro fondazione risale generalmente ai secoli dell’occupazione romana. La loro nascita segue le tappe delle migrazioni delle popolazioni che si spostavano dalle loro sedi in seguito alle guerre e poi si stanziavano in villaggi posti in posizione elevata con un territorio ricco di acqua e vegetazione, favorevole alla vita agricola oppure lungo le più frequentate vie di transito. Un’altra ipotesi si può seguire confrontando il toponimo Turate con quello di altre località dell’Italia settentrionale; sono frequentissimi i paesi di origine medioevale il cui nome è composto dalla parola turris. Alcuni storici vedono nella radice tur- il ricordo di un’antica torre che avrebbe dato il nome al paese.

LA PREISTORIA E L’ETA’ ANTICA

La nostra parte di Lombardia trova le sue radici abitative in epoca molto remota. In una fascia di territorio. che copre le vallate fluviali preistoriche dell'Italia settentrionale e gli altopiani del Varesotto e della Brianza, ritrovamenti archeologici indicano la presenza umana in villaggi di palafitte. È questa la cosiddetta Civiltà di Lagozza (una località nei pressi del Lago Maggiore), che risale all'Età del Bronzo (circa 4000 anni fa). Reperti più numerosi si trovano, per la nostra zona in particolare, nella successiva Età del Ferro (circa 3000 anni fa) con la Civiltà di Golasecca, di cui ritroviamo una necropoli ad Appiano Gentile. A questo periodo risalgono gli insediamenti umani nei dintorni di Turate; ritrovamenti di tombe alla Manera di Lomazzo, ad Uboldo, a Cislago indicano chiaramente la presenza umana di popolazione presumibilmente di origine ligure (1). Più tardi (verso l'VIII sec. a.C.) si sentono anche l'influenza etrusca, che si espande nella grande pianura Padana seguendo le rotte commerciali verso il nord, e quella celtica (verso il VI sec. a.C.), che scendeva dalle Alpi verso la valle del Po, attratta dalla ricchezza del suolo e dei prodotti.

Gli Insubri, sconfiggendo gli Etruschi nelle vicinanze di Busto Arsizio, occupano definitivamente la pianura e fondano Milano (599 a.C.).Arrivati in pianura, gli Insubri da guerrieri si trasformano in agricoltori e si stanziano in villaggi. Ed è questa la situazione, villaggi stabili ed economia già avviata, che si presenta agli occhi dei Romani conquistatori, che, dopo aver subito lo schiaffo dell'invasione di Roma da parte di Insubri ed Etruschi nel 391 a.C., si apprestano a conquistare i territori della pianura con lunghe campagne militari che culmineranno con la conquista di Milano nel 221 a.C. A questo punto, grazie alle scoperte archeologiche, siamo sicuri dell'esistenza di Turate. Roma, per mantenere le sue conquiste traccia strade ed istituisce colonie.
Per quanto riguarda le strade, il tracciato viario romano, grazie ai ritrovamenti archeologici, risulta più chiaro lungo la direttrice Milano-Como, mentre è più incerto sulla Milano-Varese, specialmente nel tratto da Saronno a Varese, dove gli insediamenti umani si ritrovano lungo il corso del Bozzente. Un tratto della Milano-Varese molto probabilmente non possiamo rivedere in quella che oggi è la strada che dalla Fagnana porta a Gerenzano (2). La romanizzazione di questa parte di territorio lombardo in cui, dopo la concessione della cittadinanza romana, gli abitanti sono ascritti alla tribù Oufentina e che non risente delle continue guerre, ci è testimoniata dal ritrovamento di tombe in diversi paesi tra cui Appiano, Fenegrò, Cirimido, Gerenzano e Saronno. A Turate ne sono state rinvenute due; una, nel maggio 1913 in località Campo Piano (Canpiâ), a 70 centimetri di profondità, in qui si era ritrovata un'anfora vinaria con delle ossa umane combuste; l'altra, nel agosto 1930, lungo il viale verso la stazione con una cameretta in cotto con un ossario di sarizzo (3). Dopo l'Editto di Costantino del 313, il Cristianesimo si diffonde nelle campagne e nascono le chiese battesimali. La chiesa di Appiano con la sua Pieve (cui apparteneva Turate) è di origine antica: la sua dedicazione a Santo Stefano fa risalire le origini al V secolo dopo il ritrovamento delle reliquie dell'santo. Solitamente il territorio di una Pieve ricalca quello di un pagus romano; un altro evidente segno della romanizzazione di questa zona (4).

L'ETÀ MEDIEVALE

Passati i tempi difficili delle prime invasioni barbariche, all’arrivo dei Longobardi le cose cambiano: non più le orde che scendono verso la pianura e si susseguono le une alle altre, ma un popolo che dopo la conquista si stanzia sul territorio. Dopo i primi tempi di paura, in cui anche l’Arcivescovo di Milano Sant’Onorato nel 569 con 70000 profughi ripara a Genova (lì rimarranno i suoi successori fino al 643, quando San Giovanni Buono riporterà la sua sede a Milano), nel 604 Re Aginulfo, sposo di Teodolinda, si converte al Cristianesimo. Convertendosi, i Longobardi fondano chiese (che solitamente vengono dedicate ai Santi Pietro e Giovanni Battista e, in qualche caso, a San Michele), monasteri ed ospizi per pellegrini. Diversi paesi attorno a Turate hanno chiese dedicate a San Pietro e parecchi sulla strada romana Milano-Varese, segno forse che questa è una delle vie usate dai pellegrini che dal Nord Europa si dirigono a Roma a venerare i corpi degli Apostoli Pietro e Paolo. Una chiesa dedicata a San Michele esiste a Turate fino al 1574, quando San Carlo nella sua prima visita pastorale ordina che “… questa Chiesa di San Michele si demolisca affatto et la materia di essa si applichi alla Parrocchiale di questo luogo …”. Leonetto Chiavone, vicario di San Carlo, nel 1566 definisce la chiesa antica, ma in fase di abbandono e ne ordina la chiusura perchè non sia usata come ricovero per gli animali (5). I Longobardi sono importanti anche per la storia di Turate: re Liutprando nel 712 dona alcune terre all’Abbazia di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia. Nel documento apocrifo della donazione viene citato per la prima volta il nome di Thurao indicante l’esistenza del nostro paese; è un documento comunque redatto su dati autentici dell’archivio della potente Abbazia fondata da Liutprando e da lui riccamente dotata (dona tra l’altro, il corpo di Sant’Agostino) (6). L’ abbazia è talmente potente e famosa che anche Dante la ricorda nella Commedia a proposito della sepoltura del filosofo Severino Boezio (7). cartina di Turate Un secondo documento, dell’agosto 849, cita, a proposito di una vendita di possedimenti in Saronno fatta dal cambiavalute Teodoro, il chierico Gumperto del “... vico Toriade ...”: indizio dell’esistenza di una cappella sul nostro territorio (8). La Pieve Di Appiano, con i Franchi, viene a far parte del Contado del Seprio e lega la sua storia ad una vastissima unità territoriale che ha in Castelseprio uno dei primi centri fondati nella campagna milanese. La storia del Contado del Seprio si lega strettamente a quella di Milano: la Pieve di Appiano nella lotta tra Milano e Como per la supremazia sul territorio (1118-1128) sarà teatro di combattimenti e distruzione e vedrà, qualche anno dopo (1160), la guerra tra i Comuni della lega Lombarda e Federico Barbarossa. La guerra in questa zona di Lombardia tra Como e Milano, durerà fino al 1286, quando la pace tra le due città verrà firmata a Lomazzo. Dall’849 dobbiamo fare un salto di 360 anni per trovare altri documenti che testimoniano l’esistenza di Turate. Sono atti riguardanti una lite tra la Canonica dei Decumani (l’antico capitolo del Duomo) e Raffeudato Brunone per il possesso di un terreno (9). Le cose dovettero andare per le lunghe se ancora nel 1262-1265 troviamo documenti su questa lite (10).

 

LE CHIESE DI TURATE

chiesa di Turate

Del periodo medioevale sono le prime notizie sulle chiese turatesi. A prescindere dell’esistenza di una cappella dedicata a San Pietro, origine della Parrocchiale, abbiamo già citato la chiesa di San Michele, che dipende direttamente da San Pietro in Ciel D’Oro di Pavia: vi sono documenti nell’archivio dell’Abbazia risalenti al XIV secolo da cui sappiamo che il paese, per la festa di Sant’Agostino, doveva pagare all’Abbazia stessa tre libbre di cera lavorata. Una testimonianza più certa ci viene dalla stesura da parte di Goffredo da Bussero del Liber notitiae Sanctorum Mediolani (fine XIII secolo), primo esempio di uno stato della diocesi di Milano che ci presenta le chiese esistenti ed una prima divisione dell’agro milanese. A Turate esistono le chiese di San Maurizio (l’odierna Santa Maria) dove si festeggia Sant’Agata, quella di San Michele e quella di San Pietro (dove esiste l’altare di San Giovanni Battista) (11). Più tarda (1398) è la Notitiae Cleri Mediolanensis, che è il primo censimento dei benefici parrocchiali. La chiesa di San Pietro viene stimata per un valore di 12 lire e 6 soldi, una chiesa dedicata alla Madonna, dotata da Castellolo Caimi, 2 lire e 8 denari (probabilmente erano la chiesa di Santa Maria Nascente o la cappella del Rosario nella Parrocchiale) e San Maurizio, 2 lire, 4 soldi e 9 denari; dotazioni più che sufficienti per le necessità del culto ed anche per il sostentamento dei sacerdoti e dei poveri che di affidavano alla carità (12). Un documento del 1564 fatto stilare da San Carlo, il Liber Seminarii Mediolanensis per la tassazione delle chiese della diocesi a favore dell’erigendo seminario arcivescovile, riporta tra le chiese turatesi dipendenti dall’autorità ecclesiastica che vengono tassate quella di San Pietro, la cappella dei Santi Ambrogio e Antonio, quella di San Giorgio e quella di San Lorenzo o Maurizio (13). Il Liber non fa cenno della chiesa dell’Assunzione, di quella della Natività e della cappella del Rosario di cui i Caimi sono Patroni e nominano i preti che officiano in esse (14). Alcune delle chiese citate esistono tuttora sebbene modificate, altre sono state distrutte, mentre nel corso dei secoli altre ancora sono nate come oratori pubblici e privati: l’oratorio di San Gerolamo alla Fagnana, quello del Lazzaretto o del Crocefisso, presso il Cimitero, dove si svolgevano funzioni legate ad eventi particolari, quello di San Giuseppe presso palazzo Pollini e quello di Sant’Anna.

 

 

I FEUDATARI E L’ETÀ MODERNA

ritratto del Conte Gaspare Caimi di Turate

La storia di Turate medievale e moderna è legata a quella della famiglia Caimi (che abbiamo già visto patrona di diverse chiesa e cappelle (15). Le origini della famiglia sono incerte; alcuni storici lo fanno risalire ad una famiglia tedesca giunta a Milano nel 1040; altri dicono che discende dagli Svevi Cattuali, abitanti nei Grigioni; altri ancora sostengono che sia una diramazione di una famiglia rumena. Le prime notizie sulla famiglia sono antichissime, risalgono al 1170, quando Lanfranco e Galvano si firmarono “nobilissimi cittadini” della famiglia Caimi ed altre volte “del luogo di Turate” (Galvano è il primo Governatore della città di Alessandria, fondata dalla Lega dei Comuni Lombardi). Già in questo periodo, i Caimi sono una famiglia potente e tra le più ricche della nobiltà lombarda; segno di ciò è l’inserimento del loro stemma familiare in una delle torri dell’antica Porta Ticinese a Milano. Nel 1277 vengono iscritti nella Matricula nobilium Mediolani dall’Arcivescovo Ottone Visconti tra le famiglie in cui sono scelti i canonici del Duomo. La famiglia, nelle lotte cittadine tra i Torriani e i Visconti per l’assunzione del potere in Milano, viene dichiarata di parte viscontea e per questo, alla vittoria dei primi, nel periodo di lotta tra i Ghibellini fautori dell’imperatore (i Visconti) ei Guelfi fautori del Papa (i Torriani), nel 1322 subisce il processo canonico. Sotto la dominazione viscontea e sforzesca, numerosi rappresentanti della famiglia ricoprono cariche importanti e con la fortuna dei Caimi cresce anche quella di Turate, di cui erano Capitani dal 1266. Per i numerosi servizi assolti per i Signori, i Caimi ottengono nel 1452 l’esenzione dai dazi e, il 23 aprile 1467, i Duchi Francesco e Bianca Maria Sforza, in segno della loro amicizia e benevolenza (probabilmente sono legati anche da vincolo di parentela), concedono ai Nobili Protasio e Franchino Caimi l’investitura feudale di Turate con l’esenzione di tasse ed imposte, con l’esazione di diritti feudali e la concessione della riscossione del dazio del pane e del vino a Turate. L’investitura viene concessa nuovamente nel 1486 e nel 1514. Nella famiglia Caimi spicca il nome di Bernardino, nato verso il 1425; giovanissimo entrò nell’ordine dei Francescani e fu in seguito inviato come guardiano in Palestina. Al ritorno dalla Terra Santa nel 1481, fu nominato Vicario dei Frati Minori in Lombardia e volle che in patria sorgesse un edificio a rappresentazione e ricordo della Passione di Cristo. Fu così che verso il 1485 ebbe inizio la costruzione della prima cappella sul Sacro Monte di Varallo, alla quale ben presto seguì quella di un grande santuario. Il Beato Caimi non potè vedere ultimata la propria opera, poiché morì nel 1500 dopo aver operato, come afferma la tradizione, numerosi prodigi e miracoli. Anche nel XVI secolo i Caimi tengono alto il nome della famiglia e del paese. Con la dominazione spagnola (1535-1706), in tutta la Lombardia la pressione fiscale per le continue necessità della Corona, sempre impegnata in guerre logoranti, si fa sentire. Si cercano continuamente nuovi gettiti per le casse dello Stato sempre più vuote. Filippo IV, Re di Spagna, vende i feudi; con un diploma del 19 gennaio 1623, interinato poi il 23 marzo dalla Camera Ducale, concede il feudo di Turate al questore del Magistrato ordinario, Gaspare Caimi, patrizio milanese, con diritto alla successione in linea primogenitale maschile ed, in mancanza di tale linea, al fratello Giovanni Battista, vendendolo per 4160 lire. Di li a qualche mese, il 12 agosto, a Gaspare viene concesso il titolo di conte di Turate e della Cassina Massina, da sempre proprietà dei Caimi. Di questo periodo è la costruzione della grandiosa villa di Turate (poi Palazzo Pollini, ora sede comunale), dove durate tutto il ‘600 e il 700, secondo i costumi dell’epoca, si conduce vita brillante.
Ma se i signori stanno bene, sono i contadini che se la passono piuttosto male. Turate accumula debiti verso il Governo del Ducato; nel 1658 ammontano a ben 7174 lire. Nel 1663, Il Commissario alla scossa dei tributi per la Pieve di Appiano propone, di inviare a Turate dei soldati per esigere le tasse non pagate (16). Qualche tempo dopo, Turate viene dichiarata “terra derelitta”; ciò avvenne il 9 settembre 1663 quando il debito verso il Ducato è ancora di 3085 lire (17). In questo periodo a Turate risiedono 1050 persone divise in 240 famiglie. Non è possibile trovare molte notizie, per ciò che riguarda questo periodo storico negli archivi milanesi per la mancanza di documenti rimasti, purtroppo, sotto le macerie dei bombardamenti alleati del 1943. I Caimi non sono però l’unica famiglia, più o meno nobile, con possedimenti a Turate. Risale al 1552 la stesura del perticato rurale (18), un documento importantissimo perché è il primo catasto che descrive i beni immobili per la valutazione dell’imponibile e i relativi proprietari. Palazzo Pollini a Turate Sappiamo che a Turate hanno beni i Carcano, signori di Lomazzo, i Lampugnano, i Visconti, i Fagnani, i Pusterla, i Castiglioni i Muggiasca e i Crivelli (un ramo di questa famiglia risiede direttamente a Turate). Anche enti ecclesiastici hanno beni nel nostro paese (naturalmente questi sono esenti da tasse); oltre alle chiese turatesi, troviamo la Sacrestia del Duomo, le parrocchie di San Nicolao e di San Maurilio di Milano, la prepositura di Gerenzano e l’Ospedale della Misericordia di Milano, che nel 1463 era stato dotato da Pietro Caimi di “… un fondo di 941 pertiche con quattro case giacente in Fenegrò e Turate ove attualmente abita …” (19). Tra il ‘700 e l’inizio dell’800, la dimora signorile di Turate dei Conti Caimi è destinata essenzialmente alla villeggiatura, anche se è probabile che i signori vi risiedessero per un periodo dell’anno più lungo (20). Il ‘700 è il secolo che vede a Turate i maggiori poeti dialettali meneghini, in palazzo Caimi, prima, e in palazzo Ala-Ponzoni (l’attuale Casa dei Veterani) poi, dove trovano importanti mecenati. Grazie al Conte Ignazio Caimi Ciceri (21) Turate accoglie più di una volta Domenico Balestrieri (autore di una poesia sulla Muntagnöra del parco Ala-Ponzoni), Carlo Pellizzone e Gerolamo Birago. A Turate, ospite dei Caimi o degli Ala-Ponzoni (22), soggiorna anche Carlo Porta; prova di questo, è una lettera indirizzata al fratello Gaspare il 13 novembre 1796. Il periodo feudale di Turate termina il 6 febbraio 1785, alla morte senza eredi maschili del Conte Ignazio Caimi Ciceri; il feudo viene devoluto alla Camera.

L’ETÀ CONTEMPORANEA

Turate nel corso dei tempi perde la sua importanza. Un dizionario geografico dell’inizio dell’800 dice così: “Turate, villaggio di Lombardia … con circa 1800 abitanti … rimarchevoli per i loro antichi e onesti costumi, specialmente le donne nella foggia di vestirsi. Sta in un territorio ubertosissimo di cereali e gelsi …” (23). Nell’800 i turatesi sono contadini dipendenti delle famiglie benestanti che vivono sia in paese che altrove. Quando Napoleone Bonaparte decide di incamerare i beni ecclesiastici, sopprimendo benefici e conventi, parecchi contadini diventano proprietari acquistando piccoli fondi di proprietà ecclesiastica, Altri, invece, acquistano i beni alienati dalle famiglie signorili sempre più in ristrettezze economiche e con debiti sempre più insolvibili. ritratto di alcuni abitanti di Turate Ancora nell’800 Turate rifornisce l’Amministrazione dipartimentale dell’Olona di cereali; prova ne sono i mandati di pagamento della Civica cassa Provinciale alla Comunità turatese. Al 1827 risale il primo documento col timbro “Comune di Turate” in cui viene nominata la Deputazione amministrativa comunale (nel 1860 il capo dell’amministrazione sarà chiamato Sindaco). Alla metà dell’800 risale la fondazione delle scuole, mentre alla fine del secolo (1892) risale quella dell’asilo. Di questo periodo è anche la fondazione della Casa Militare di Riposo per i Veterani delle Guerre Nazionali “Umberto I”, aperta il 6 marzo 1899 in palazzo Ala-Ponzoni. Il palazzo era stato venduto dai Marchesi Ala-Ponzoni nel 1897 a Giuseppe Candiani, Amato Amati e Giacinto Bruzzesi. La casa nei suoi primi 37 anni di storia ha visto passare per le sue sale diverse personalità illustri; nel settembre 1905 e nell’aprile 1925 è in visita re Vittorio Emanuele III, nel maggio 1906 la regina Margherita vedova di Umberto I, accompagnata dal Duca degli Abruzzi, Luigi Amedeo di Savoia; nel maggio 1923 e nel novembre 1932 il Principe di Piemonte, il futuro Umberto II; il 26 aprile 1926 Benito Mussolini ed infine nell’aprile 1935 la regina Elena.
Fino all’inizio del XX secolo, Turate è un paese tipicamente contadino, ma con il miglioramento delle condizioni economiche e sociali cominciano a sorgere piccole industrie e laboratori artigianali; mentre i campi non danno più guadagni sufficienti (anche perchè lo sviluppo delle macchine in agricoltura rende eccedente il numero dei lavoratori), il lavoro in fabbrica dà migliori garanzie sociali. Anche la costruzione della linea ferroviaria Milano-Varese (1884-1885) convince molti contadini a diventare operai a Saronno e Milano. Tra il 1895 e il 1896 nasce la Filatura Enrico Schohc che dopo tanti cambiamenti nel novembre del 1919 l’edificio viene denominato “Filatura di Turate” divenuta nel 1950 società per azioni. Il 20 novembre 1952 la società viene inglobata nel “Cotonificio Fratelli Dell’ Acqua S.p.A.”, col passare degli anni e l’ampliarsi della fabbrica stessa, riesce ad a occupare fino 700 persone; altri vanno a Gerenzano al Setificio e alla N.I.V.E.A. (Nuova Industria Velluti e Affini). antica pubblicazione della parrocchia di Turate Durante la Prima Guerra Mondiale, Turate offre il sangue di 47 suoi figli all’Italia. Ma è durante la Seconda Guerra Mondiale che anche il nostro paese è toccato dalla guerra, quando gli Alleati iniziano i bombardamenti sulle città dell’Italia settentrionale. Già nel 1943, Turate viene turbata dagli allarmi aerei (viene bombardata la centrale elettrica di Cislago) e il 20 ottobre 1944 viene bombardata la cascina Mascazza causando 4 morti; fortunatamente nessuna bomba cade in paese, ma nei campi circostanti ne vengono contate ben 83 (24). Anche in questo dolorosissimo frangente, Turate conta i suoi soldati caduti: 43. Durante la guerra, il paese accoglie 450 sfollati che rendono particolarmente difficile la situazione di quegli anni. Dopo la guerra una crisi nel settore tessile costringe la Filatura (Cotonificio Dell’Acqua) e il setificio (De Angeli e Frua) a chiudere nel 1954, obbligando gli occupati a diventare pendolari. Con l’apertura del casello autostradale nel 1960 anche a Turate il numero delle imprese artigiane e delle piccole e medie aziende aumenta. Il resto è storia di tutti i giorni.

(1) Per queste notizie sul primo popolamento della nostra zona,ci siamo avvalsi di L. MONDINI, Cislago terra dei poveri terra dei furbi, Lomazzo,1982
(2) A. PALESTRA, Le strade romane nel territorio della Diocesi di Milano, in Archivio Storico Lombardo (ASL), 1980, Il Palestra seguendo gli itinerari delle visite pastorali di san Carlo Borromeo, propone un percorso contrassegnato da pilastrelli, le pietre miliari che i Romani usavano per indicare la distanza del capoluogo. Il Palestra ne pone uno nei pressi della Chiesa di San Gerolamo alla Fagnana.
(3) Rivista Archeologica della Provincia e antica Diocesi di Como, 1924 e 1932-33.
(4) AA.VV., Il sessantesimo di consacrazione, Turate, 1994; in particolare Una Chiesa, una Storia.
(5) Archivio Storico Diocesano di Milano (ASDM), Visite Pastorali, Appiano, voll. II e III.
(6) Codex Diplomaticus Longobardiae (CDL), coll. 5-8.
(7) Paradiso X, 127-128.
(8) Codex Diplomaticus Longobardiae (CDL), coll. 286-287.
(9) C. MANARESI, Gli atti del Comune di Milano, vol. II, pag. 446.
(10) F. BARONI, Gli atti del Comune di Milano nel sec. XIII, vol. II, parte I, pagg. 357-369, parte II, pagg. 455-456.
(11) Il Liber è stato pubblicato da G. VIGOTTI, La Diocesi di Milano alla fine del sec. XIII, Roma, 1974
(12) Pubblicato da M. MAGISTRETTI in Archivio Storico Lombardo (ASL), 1900. Non è facile dire quanto valesse una lira; l’autore ricorda che 1 lira del 1354 equivaleva a circa 150 lire del 1900. Secondo i parametri per la rivalutazione forniti dalla Banca d’Italia, 1 lira attuale corrisponde a 1569 lire del 1900. Una lira era divisa in 20 soldi e 1 soldo in 12 denari.
(13) Pubblicato da M. MAGISTRETTI in Archivio Storico Lombardo (ASL), 1916.
(14) Interessantissime notizie sulle chiese, sui benefici e sulla vita religiosa ci vengono dagli atti delle visite pastorali e vicariali raccolte nei volumi della sezione Visite Pastorali dell’Archivio Storico Diocesano Milanese (ASDM). Quasi tutti gli Arcivescovi di Milano hanno toccato Turate durante le loro visite. Ricordiamo tra le più importanti quelle del San Carlo Borromeo nel 1574 e nel 1583; di suo cugino, Cardinale Federico Borromeo nel 1604; del Cardinale Cesare Monti nel 1646; del Cardinale Federico Visconti nel 1687; del cardinale Giuseppe Pozzobonelli nel 1747. Qui le visite si interrompono sino alla fine dell’800 per i continui mutamenti politici che si susseguono in Lombardia. Abbiamo quindi le quattro visite del Beato Cardinale Andrea Ferrari (1899, 1906, 1912 e 1918); le sei del Beato Cardinale Schuster (1932, 1934, 1938, 1942, 1946 e 1952); più vicine a noi nel tempo quella del Cardinale Giovan Battista Montini (1959); del Cardinale Giovanni Colombo (1970) e del Cardinale Carlo Maria Martini (1986 e 2000).
(15) Il libro della Nobiltà Lombarda, vol. I, pagg. 318-319.
(16) Archivio Storico Civico (ASC), Materie, cartt. 506-507.
(17) Archivio Storico Civico (ASC), Materie, cart 509.
(18) Archivio Storico Civico (ASC), Località Foresi, cart. 2.
(19) A. NOTO, Gli amici dei poveri, Milano, 1966.
(20) Il palazzo dei Caimi nel corso dell’800 viene venduto dalla famiglia Ala-Ponzoni alla nobildonna Teresa Besozzi Biffi Castiglioni, la cui primogenita sposa Giuseppe Pollini, La famiglia, da cui oggi il palazzo prende il nome, ne rimane proprietaria fino al 1956 quando viene acquistato dalla Parrocchia e successivamente nel 1992 venduto al Comune.
(21) Vincenzo Cerri, conte di Cerro, nomina il nipote Giuseppe Caimi, conte di Turate e fratello di Ignazio, erede universale dei propri beni con l’obbligo di assumerne il cognome.
(22) La famiglia Ala-Ponzoni era legata da vincoli di parentela con i Caimi, e a Turate costruisce il grandioso palazzo adibito in passato a Casa di Riposo per i Veterani delle Guerre Nazionali.
(23) G.B. RAMPOLDI, Corografia dell’Italia, Milano, 1832.
(24) Rimandiamo alla lettura di Don Marino FERRARIO, Turate antica e moderna, Milano, 1977, pagg. 130.

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